Questo pomeriggio al Parlamento europeo la vicepresidente della Commissione con delega ai diritti sociali, Roxana Mînzatu, ha presentato la prima Strategia dell’Unione europea contro la povertà, con l’obiettivo di ridurre il numero di persone a rischio di esclusione sociale di almeno 15 milioni entro il 2030 e di eradicare il fenomeno entro il 2050.
I dati che hanno spinto la Commissione ad agire sono difficili da ignorare.
Nel 2025 nell’Unione Europea sono circa 92,7 milioni le persone a rischio di povertà o esclusione sociale, pari al 20,9% della popolazione – una su cinque – con un divario di genere che penalizza le donne (21,9%) rispetto agli uomini (19,8%). Tra i minori la situazione è ancora più grave, con uno su quattro esposto al rischio. La condizione lavorativa rimane la variabile che incide maggiormente sulla povertà: si va dal 10,9% di rischio per chi ha un impiego al 66,3% per i disoccupati. Inoltre, un milione di persone in tutta l’Unione è senza fissa dimora, mentre il 40% dei cittadini europei indica la mancanza di alloggi accessibili come un problema immediato e urgente, in un contesto in cui i prezzi delle abitazioni sono aumentati del 60% dal 2013.
“Per l’UE questo è davvero inaccettabile”, ha detto con forza la Commissaria. “Non è qualcosa che non avremmo potuto evitare”.
L’obiettivo dichiarato dalla Commissione è portare 15 milioni di persone fuori dalla povertà entro il 2030, di cui almeno 5 milioni di minori, e azzerare il fenomeno entro il 2050. “Stiamo a malapena riuscendo a rispettare i numeri che ci eravamo prefissati”, ha ammesso Mînzatu. “Non è questo il modo per ridurre la povertà: dobbiamo accelerare”. Da qui la necessità di una Strategia che garantisca un approccio sistemico alla lotta alla povertà.
Una strategia su più fronti
Il piano proposto dalla Commissione si articola su diverse priorità.
La prima è quella dell’occupazione di qualità, considerata “la prima via d’uscita dalla povertà per chi può lavorare”, con un’attenzione specifica alla cosiddetta “in-work poverty”, la povertà di chi un lavoro ce l’ha, ma non riesce comunque ad arrivare a fine mese.
Sul fronte abitativo, la proposta di raccomandazione del Consiglio sulla lotta all’esclusione abitativa promuove un approccio preventivo – intervenire prima che le persone perdano la casa – e spinge per un’offerta più ampia di alloggi sociali e a prezzi accessibili. Si inserisce nel solco del primo Piano europeo per gli alloggi, presentato dalla Commissione nel dicembre 2025.
Per i minori, la Commissione propone di rafforzare la Garanzia europea per l’infanzia, il principale strumento UE per sostenere i bambini bisognosi attraverso l’accesso gratuito a servizi come l’educazione della prima infanzia, l’assistenza sanitaria e i pasti scolastici. Il nuovo approccio punta anche su tutoraggio e salute mentale, e prevede in via sperimentale una carta europea di garanzia per l’infanzia per facilitare l’accesso ai servizi.
Sul versante della disabilità, la Commissione si impegna a potenziare l’attuazione della Strategia 2021-2030: in Europa 90 milioni di cittadini vivono con una disabilità, uno su tre è a rischio di povertà, e solo il 55% è occupato rispetto al 77% delle persone senza disabilità. Tra le misure annunciate, l’introduzione della carta europea della disabilità in tutti gli Stati membri e la creazione di un’Alleanza per la vita indipendente.
Per rendere effettiva la Strategia, la Commissione chiederà agli Stati membri di nominare un responsabile anti-povertà al livello più alto possibile: “preferibilmente il Presidente del Consiglio” ha detto Mînzatu.
Da destra a sinistra piovono critiche
La presentazione non è passata senza contestazioni.
Dal fronte della destra europea sono arrivate parole dure. L’eurodeputato Roberto Vannacci ha attaccato frontalmente la Commissione, accusandola di essere essa stessa la causa della povertà che oggi dichiara di voler combattere: “Non è pio ed è indubbiamente ironico che questa Commissione si interroghi sulla povertà da lei stessa causata”, ha detto, elencando tra le responsabilità il Patto di stabilità, il Green Deal, le sanzioni (alla Russia) e le spese per il riarmo. “Oggi voi non rappresentate la cura, ma solamente l’epidemia”.
Critiche significative sono però arrivate anche dalle forze progressiste e di sinistra, che hanno fatto emergere la contraddizione tra l’ambizione sociale dichiarata e le scelte di bilancio: in particolare, i tagli al Fondo Sociale Europeo e la priorità crescente accordata al riarmo a scapito delle politiche di coesione.
L’Italia nel mezzo: qualche segnale positivo, il Sud resta indietro
L’Italia si colloca appena sopra la media europea, con il 22,6% della popolazione in condizione di vulnerabilità – circa 13,3 milioni di persone – in lieve miglioramento rispetto al 23,1% del 2024. Sul fronte dei redditi, nel 2024 le famiglie italiane hanno registrato la prima crescita reale in tre anni, pari al +4,1%, portando il reddito medio annuo a 39.501 euro; un recupero reale, ma ancora insufficiente a colmare il divario con i livelli pre-crisi del 2007, rispetto ai quali i redditi risultano in media ancora inferiori del 4,9%.
Il quadro nazionale resta però profondamente spaccato. Il Nord-est guida la ripresa con solo l’11,3% di popolazione a rischio, mentre il Mezzogiorno figura tra le aree più fragili dell’intera Unione. I dati Eurostat collocano la Calabria al secondo posto in Europa per tasso di vulnerabilità (48,8%) e la Campania al quarto (43,5%), superate soltanto dalla Guyana francese (59,5%); anche Sicilia (40,9%) e Puglia (37,7%) superano abbondantemente la soglia critica del 33%. All’opposto, la Provincia autonoma di Bolzano, con appena il 6,6% di persone a rischio, è la regione più prospera dell’intera Unione europea.

